Presentato a Villafranca “Natale in casa Cupiello” per Telethon

Il vice sindaco Nicola Terilli ed il regista Beppe Morisi (Foto: VillafrancaWeek)

Alle 12:00 di ieri mattina, il nostro regista, Giuseppe Morisi, ha partecipato alla conferenza stampa convocata al municipio di Villafranca di Verona per presentare lo spettacolo di domani sera, a favore di Telethon 2016.

Di seguito, il comunicato pubblicato sul quotidiano online www.villafrancaweek.it

 

 

Andrà in scena giovedì 15 dicembre presso la Sala Alida Ferrarini di Villafranca lo spettacolo teatrale “Natale in casa Cupiello”.

Come ogni Natale Luca Cupiello prepara il presepe, fra l’indifferenza della moglie Concetta ed il rifiuto del figlio Tommasino. Il clima di festa è turbato dai soliti litigi fra Tommasino e lo zio Pasqualino e dai problemi familiari di Ninuccia, la figlia, decisa a lasciare il marito Nicolino per l’amanre Vittorio. Concetta riesce a dissuaderla e a farsi consegnare la lettera indirizzata al governo, ma Luca, ignaro di tutto, la trova e gliela recapita. Quando i due rivali si trovano faccia a faccia al pranzo della Vigilia, lo scontro è inevitabile.

“Natale in casa Cupiello” è una tragicommedia in tre atti di Eduardo de Filippo, con la regia di Beppe Morisi.

Lo spettacolo andrà in scena giovedì 15 dicembre alle ore 21 presso la Sala Alida Ferrarini di Villafranca. L’ingresso è gratuito, ma chiunque potrà fare una donazione e l’intero ricavato verrà interamente devoluto a favore della Fondazione Telethon per la ricerca scientifica sulle malattie genetiche.

Per informazioni, clicca qui.

Fi.Pa. per Telethon 2016

Dopo l’esperienza di San Bonifacio del 2015, anche nel 2016 il nostro “Natale in casa Cupiello” va in scena per contribuire all’annuale raccolta fondi della Fondazione Telethon per la ricerca sulle malattie genetiche rare. La Fondazione Telethon dal 1990 si occupa di gestire e promuovere le iniziative di raccolta fondi a sostegno della ricerca scientifica. Le malattie genetiche rare conosciute sono oltre seimila. Riguardano in tutto meno di una persona su dieci nel mondo e colpiscono in prevalenza (70%) i bambini nei primi cinque anni di vita. Si tratta spesso di patologie che causano grande sofferenza ai piccoli che ne sono colpiti ed alle loro famiglie.
L’unica strada per migliorare le condizioni di vita degli ammalati è quella della ricerca scientifica per trovare nuove cure. La scarsità di investimenti nella ricerca non consente di conoscere i meccanismi e le cause di molte malattie genetiche rare, ma la ricerca finanziata dalla Fondazione Telethon sta consentendo anno dopo anno di ottenere progressi importanti.

Puoi sostenere la raccolta fondi di Telethon lasciando la tua offerta direttamente ai volontari che troverai all’ingresso del Teatro Alida Ferrarini di Villafranca di Verona giovedì 15 dicembre, prima di assistere allo spettacolo che ti offriremo per ringraziarti della tua generosità.

Il senso di Cupiello per il presepe

wp-1478875139571.jpegCosa può dire al pubblico di oggi una commedia di oltre ottanta anni fa? O, meglio, come fa una commedia a restare popolarissima tanto a lungo? Sicuramente l’elemento comico ha avuto un peso non indifferente. Ma c’è molto di più, a partire dalla stessa composizione del testo definitivo, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.

Qui ci limiteremo a riportare alcuni giudizi critici per mostrare come, pur nelle diverse interpretazioni, “Natale in casa Cupiello” non abbia mai smesso di stimolare e divertire critica e pubblico.

La citazione che segue risale alla versione in due atti del testo (del 1932: il terzo atto fu aggiunto solo due anni dopo). È tratta da un articolo pubblicato il 10 aprile 1932 sul Corriere della Sera e firmato dal grande drammaturgo e critico teatrale, veronese d’origine, Renato Simoni. Simoni fu uno dei primi, probabilmente, a cogliere, dietro l’umorismo farsesco del testo, un livello più profondo di rappresentazione della realtà.

“Per due atti questa famiglia Cupiello ci esilara con i suoi contrasti, in mezzo ai quali Luca si muove, creando, con ogni sua azione e ogni sua parola, una comicità che s’aggira su due o tre motivi principali che sa abbandonare e riprendere al momento opportuno, traendo da ogni ritorno ad essi, e dalla stessa insistenza di questi ritorni, un’allegria martellante e martellata che oscilla tra la farsa e il grottesco, ma nella quale c’è un fondo di ottima osservazione umoristica. [..]
L’autore è passato audacemente, anzi, temerariamente, dalla farsa a espressioni e rappresentazioni d’un realismo a tratti penoso. […]
La commedia ebbe la fervida e animata e colorita interpretazione che è caratteristica della Compagnia dei De Filippo. Eduardo impersonò Luca con quel suo modo largo di accerchiare il proprio personaggio e di definirlo, come conquistandolo dal di fuori, con l’accumulazione dei particolari entro i quali esso si trova, poi, racchiuso e formato”. (Renato Simoni, Corriere della Sera, Milano, 10 aprile 1932)

Nel 1934 Eduardo aggiunge il terzo e conclusivo atto al “Natale…”. Ormai la trasformazione dalla farsa a qualcosa di completamente diverso è compiuta. Tale evoluzione è ben descritta da Ermanno Contini, che ne parla sul Messaggero, il 12 giugno 1937, sottolineandone gli aspetti che continuano a catturare il pubblico del XXI° secolo.

“In cinque anni la fantasia di Eduardo ha lavorato senza soluzioni di continuità portando a compimento una vicenda e dei caratteri con la stessa coerenza e unità che avrebbe potuto dare loro per mezzo di una elaborazione rapida e continuativa. Segno di grande vitalità artistica che riafferma brillantemente le doti eccezionali di questo nostro attore autore. […] Da un atto farsesco è venuta fuori una commedia ricchissima sì di comicità, ma anche di umanità, patetica, amara, commossa. Il lavoro insomma ha guadagnato nell’accrescersi. Ha preso sostanza ed è diventato di qualità” (Ermanno Contini, Il Messaggero, Roma, 12 giugno 1937).

nataleincasacupiello_fipa-081215-518Il risultato, dunque, è un’opera che pur mantenendo l’apparenza e la comicità di una commedia, sotto la superficie affronta una grande varietà di temi. Tale complessità si è riscontrata anche nell’ampiezza delle interpretazioni e nelle discussioni critiche nel corso dei decenni. In questo senso, ecco le parole di Giulio Trevisani, scrittore, critico e autore, nel 1957, di una importante opera sulla storia del teatro napoletano, che ammette di aver dovuto modificare nel tempo le sue idee in proposito. La citazione che segue è tratta da un articolo apparso su L’Unità del 25 aprile 1958.

“Natale in casa Cupiello è stata giudicata, a suo tempo, dalla critica come una commedia che risente dell’influenza crepuscolare dominante in molti testi (Bovio, Murolo) del teatro napoletano postdigiacomiano. Anche chi scrive queste note espresse questa opinione che un successivo ripensamento ha modificato. Il riferimento al crepuscolarismo sottolinea soltanto uno degli aspetti della commedia, ne mette in evidenza soltanto il clima ed il dramma realistico che scaturisce dal contrasto fra questo carattere e la vita. […] Ma soprattutto occorre, per Natale in casa Cupiello, porre in rilievo un elemento di grande importanza, cioè la potente carica di grottesco. […] Si preannunzia, in questa commedia, quell’umorismo tragico che, dopo la maturazione dolorosa e pensosa degli anni di guerra, costituirà l’elemento fondamentale della poetica di Eduardo.” (Giulio Trevisani, L’Unità, Milano, 25 aprile 1958).

Perché, allora, il pubblico di oggi continua a ritrovarsi nei personaggi di una commedia scritta e ambientata quasi un secolo fa? Forse perché questo testo, pur descrivendo la vicenda di una famiglia degli anni ’30, lo fa rendendola universale e, quindi, fuori dal tempo. Renzo Tian nel Messaggero del 7 maggio del ’76 scrive:

“Rivedendola oggi si rimane colpiti per almeno un paio di ragioni, la commedia di Eduardo ci tocca in modo quasi magico […] perché è una non-storia, che esce dai confini del verosimile e della descrizione per arrivare nel territorio della visione e del simbolo”

Per finire, quella che segue è la spiegazione di Antonio Latella, regista tra i più noti in Europa, che ha allestito una importante rilettura di “Natale in casa Cupiello” alla fine del 2014, in occasione del trentennale della morte di Eduardo. La citazione è tratta dalle note di regia di quell’allestimento.

“La stella cometa illumina un presepe dietro il quale abbiamo messo tutto quello che non vogliamo vedere o che non vogliamo accettare, mentre arrivano le feste. La famiglia e le sue relazioni interne. La casa e gli equilibri che governa. Il carrozzone da trainare per un’altra madre coraggio. Quello che i genitori vogliono e quello che i figli fanno, le aspirazioni degli uni e la libertà degli altri, come si dovrebbe essere e come si vuole apparire;  vuoti  di  senso  sempre  più  difficili  da  colmare  che  diventano  risacche  di risentimento, di odio, di un perbenismo formale diventato un abito troppo stretto per le emozioni e i sentimenti. E poi i parenti, i vicini, gli altri. Generazioni si avvicendano e sono portatrici di valori diversi, distanti, inconciliabili, dagli esiti imprevedibili. Sguardi pronti a diventare giudizi e a indurci in comportamenti che qualcuno ha assunto come adeguati. Tutti sono immersi in un rituale funebre di interessi e di apparenze.
Tutti sono schiavi di un dedalo di aspettative scontate, immobili come i personaggi del presepe ma non ci sono nascite in vista.”

Cupiello… alla radio!

Foto: Enciclopedia della donne

Isabella Quarantotti con Eduardo (foto: Enciclopedia della donne)

Nel 1959 Eduardo realizzò e diresse le versioni radiofoniche di alcune sue opere. Tra queste, Natale in casa Cupiello, in un’allestimento molto particolare.
Vi troviamo infatti Pietro De Vico nella parte di Tommasino e nei panni di Concetta, Pupella Maggio. La stessa parte, nella versione televisiva del 1962 verrà invece affidata all’attrice Nina De Padova, con Tommasino affidato ancora a De Vico. Ritroveremo Pupella Maggio in un secondo allestimento televisivo, quello del 1977, con Luca De Filippo che interpreta Tommasino.

Altra curiosità? La voce guida che descrive gli ambienti e le scene in questa edizione radiofonica è la scrittrice Isabella Quarantotti, che all’epoca collaborava con la RAI ed era sposata in seconde nozze con Alec Smith, un poeta inglese.

Non sappiamo se questa fu l’occasione in cui conobbe Eduardo, ma sappiamo che nel 1965 diventerà sua compagna. I due si sposarono nel 1977 nel teatro San Ferdinando, di proprietà del drammaturgo napoletano.

Qui sotto, i link per ascoltare la trasmissione RAI originale.

 

La “gravidanza di quattro anni” di Eduardo

Il Natale in casa Cupiello di Eduardo non è sempre stato come lo conosciamo oggi. Fu invece, secondo le sue stesse parole, un «parto trigemino con una gravidanza durata quattro anni».
Nacque come atto unico umoristico e come tale debuttò nel 1931 al teatro Kursaal di Napoli. Corrispondeva a quello che nel testo definitivo è il secondo atto, ambientato nel giorno della vigilia di Natale. Questa prima versione presentava la struttura tradizionalmente adottata dal teatro farsesco, scarpettiano, da cui i De Filippo provenivano.

L’anno dopo, Eduardo aggiunse un prologo – l’attuale primo atto – ambientato il giorno prima. Ora gli spettatori potevano osservare i personaggi nella vita quotidiana, potevano conoscerli e comprenderne le reazioni più o meno comiche del secondo atto. La commedia assunse in tal modo una sfumatura più umana, l’umorismo, uno sfondo drammatico e le situazioni grottesche presero un retrogusto tragico. “Natale in casa Cupiello”, improvvisamente, non era più una farsa, pur conservandone la leggerezza di linguaggio.
La versione in due atti debuttò nel 1932, al teatro Sannazaro, ma la straordinaria evoluzione del testo eduardiano non era ancora finita. Nel 1934 venne aggiunto il terzo atto, ambientato tre giorni dopo. Gli eventi di Natale hanno colpito il capofamiglia Luca in modo così violento da costringerlo a letto, dove lo troviamo in fin di vita. La sua morte sembrerebbe una conclusione banale, ma lo è solo a prima vista.

Dietro la naturale pietà verso il moribondo, infatti, non c’è alcuna assoluzione. Luca non è un innocente. Di fronte all’incomunicabilità e alle divisioni nella sua famiglia, si è rifugiato in un mondo finto, di cartapesta e terracotta. Di fronte al disordine da governare, ha preferito fare il presepe, dove ogni cosa è preordinata, anche lo scorrere dell’acqua, e non ci sono imprevisti. Perfino sul letto di morte non rinuncia a fuggire dalla realtà.
Per Eduardo, Luca è un padre che si è rifiutato di fare il padre, lasciando tutto il peso dei problemi quotidiani alla moglie Concetta. Per lui non può esserci perdono né redenzione: al suo capezzale non appare mai, né viene nominato, un prete.

Da questo punto di vista, è difficile non pensare ad un collegamento autobiografico. Forse, però, questa è una lettura semplicistica. La figura del vecchio-bambino, perso nel suo mondo e legato alle tradizioni natalizie, potrebbe infatti provenire dal ricordo dei nonni materni dei De Filippo. Ad essi rimandano direttamente, e non può essere solo un caso, i nomi dei coniugi, Luca e Concetta. Ma anche la descrizione che Peppino ci ha lasciato, nella sua autobiografia, del nonno Luca sembra corrispondere al carattere del personaggio del “Natale“.

Comunque la si voglia leggere, “Natale in casa Cupiello” rimane un’opera fondamentale nella storia del teatro italiano e napoletano. Emblematica è la sua stessa gestazione, che trasforma un atto unico legato ancora al teatro ottocentesco leggero e disimpegnato in un testo che indaga in modo spietato nella disgregazione di una famiglia i cui membri, incapaci di comunicare tra loro, riescono soltanto a farsi del male. Tematiche – l’incomunicabilità, lo scontro generazionale – che oggi, ad oltre ottant’anni di distanza, continuano a rendere estremamente attuale questa commedia tragica.

 

(Nelle foto, alcuni scatti da “Natale in casa Cupiello” della Filodrammatica Partenopea, dicembre 2015)