Spiritismo a Napoli: razionalità e scetticismo partenopei

Foto: agerola.wordpress.com
Roberto Bracco non è un nome oggi tra i più noti. Eppure è stato un commediografo napoletano di fama mondiale.
Iniziò giovanissimo la carriera di giornalista e quella, lunga e prestigiosa, di commediografo e scrittore. Fu critico d’arte e teatrale, autore di versi, canzoni e racconti dialettali e soggetti per film. Per il teatro realizzò numerosissime opere di grande successo in Italia e all’estero.
Fu autore assai innovativo, che anticipò il teatro “psicologico” di Pirandello e fu a lungo candidato al premio Nobel. Le pressioni del regime fascista – di cui Bracco fu oppositore – ne impedirono il conferimento.
Nel 1886, appena venticinquenne, Bracco scrisse un libello sulla moda dello spiritismo che si stava diffondendo in Italia. Infastidito dall’irrazionalità truffaldina delle sedute spiritiche e richiamandosi allo studio scientifico dei fenomeni naturali, Bracco si lancia in una vera e propria satira dissacrante – e divertente da leggere oggi – contro i sedicenti medium.
Spiritismo è quéll’oggetto
Che fa muovere il mobilio,
E fa sempre un beli’ effetto
A chi restalo a guardar
L’opuscolo, firmato con il consueto pseudonimo “Baby” col quale scriveva sul Corriere Del Mattino, scatenò una vivacissima polemica tra i sostenitori delle superstizioni spiritistiche ed i suoi detrattori. Le centocinquantamila copie di “Spiritismo” andarono rapidamente esaurite e furono presto introvabili. Nel 1907 l’editore Francesco Perrella convinse Bracco ad autorizzarne una riedizione integrale.
Nella copia in nostro possesso vengono così raccolti il testo originale, articoli e lettere successive che ricostruiscono la polemica suscitata, oltre a documenti, descrizioni e verbali di sedute spiritiche “contraffatte” avvenute a Napoli nell’epoca dell’attività di Eusapia Paladino.
Si tratta di una testimonianza concreta e inconfutabile sul pensiero razionale a Napoli nell’800, in barba a qualsiasi luogo comune sulla superstiziosità storica della città partenopea, già patria di Giambattista Vico e del “nolano” Giordano Bruno.